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Nome: Annarita Ruberto
Insegno Matematica e Scienze nella scuola media; collaboro con la rivista Scuola e Didattica e con "Ricerche Maestre", il motore di ricerca sicuro(per fanciulli dai 3 ai 12 anni)creato da Maestro Alberto al secolo Alberto Piccini.

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No architecture is so haughty as that is simple. (Ruskin-Stones of Venice)
Tradurre ragazzi tradurre.......
Questa strana parola "Matofobia" deriva dai termini: Matematica e Fobia.
Il significato del primo termine lo conoscete fin troppo bene! Il secondo deriva dal greco phobia, da phobos "timore" (gli insegnanti di lettere apprezzeranno, eh...eh!). In breve, matofobia significa paura (e per estensione del significato) antipatia nei riguardi della matematica (Purtroppo! Sob
!)
Notate la lettera iniziale minuscola utilizzata in "matematica"...per cercare (sarà un'illusione?) di alleggerire da subito la tensione.....
Allora dicevamo della Matofobia. Sapete chi ha coniato questo termine? Uno scrittore americano, Jerold Zacharias.
Il problema esiste. Non pochi alunni (e adulti) non amano la matematica: la considerano difficile, spiacevole e il suo linguaggio anche un po' misterioso. Vero è che il maggior numero di insuccessi scolastici si ha proprio nell'apprendimento della matematica.
In realtà, non sono state fatte apposite ricerche, rigorosamente condotte, su questo problema. Tutto si riduce a intuizioni, a conversazioni tra insegnanti e ad antichi ricordi scolastici, interviste e cose del genere.
Di fronte a questa situazione un altro pedagogista americano (non preoccupatevi, eh ragazzi, il riferimento è per gli adulti che leggeranno eventualmente queste righe!
) basandosi sui dati raccolti ed elaborandoli convenientemente, ha cercato di costruire una "etiologia" (altra parola strana che significa pressappoco una specie di storia) della matofobia nella Satursday Review (del 28 giugno 1975, n. 46-47. Tempi lontani. Voi non c'eravate ancora!) e ha cercato di indicare alcune strategie per una sua prevenzione.
La matofobia nasce nella scuola, purtroppo!
Nasce ad un certo momento, quando l'alunno si trova di fronte ad una difficoltà che a lui sembra insormontabile. Il guaio è che, anche dopo aver superato o compreso la difficoltà, il piacere dello studio purtroppo non ritorna. La ripugnanza diventa irreversibile o quasi.
Vi racconto la mia esperienza di alunna, al riguardo. Udite...udite!
" ...C'era una volta, in una scuola elementare come tante in un angolo del mondo come tanti, un'insegnante veramente terribile ma veramente terribile soprattutto con i bambini cosiddetti "bravi"! Da questi alunni, l'arcigna insegnante pretendeva sempre e comunque il massimo e non tollerava nessun tipo di errore o esitazione!
Un giorno l'insegnante chiese ad una bimbetta "brava" (curiosa e peperina) di risolvere un problema più difficile del solito. Sventura volle che la bimbetta, indecisa tra due soluzioni, esitasse un attimo di troppo prima di scegliere quale di queste proporre. Successe il finimondo: rimproveri a raffica sino alla frase fatale che si impresse a caratteri di fuoco nell'anima e nella mente della bambina: "Vedete ragazzi? La vostra compagna sta affogando in un bicchier d'acqua! Vergogna! Sta arretrando vertiginosamente...come i gamberi, proprio come i gamberi!
Da quel giorno, un po' alla volta, la bambina iniziò a non provare più interesse per la matematica anzi sviluppò progressivamente una specie di insofferenza che ben presto diventò una vera e profonda antipatia per la matematica (o per l'insegnante di matematica?). Ma che colpa aveva la matematica in tutto ciò? Nessuna! La bambina aveva associato nel suo inconscio la matematica all'insegnante. Ecco cosa era avvenuto! Come andò a finire la storia? Che la bambina scelse gli studi superiori classici per avere a che fare il meno possibile con la matematica......E dopo, all'università? Non ebbe più a che fare con la matematica pensereste voi.
E invece no, per quella imprevedibilità e complessità proprie dell'animo umano....l'ex-bambina decise di lanciare una sfida a se stessa, scegliendo una facoltà scientifica per poi laurearsi brillantemente in.....Fisica, pensate voi!
Allora la storia finì bene, come in tutte le favole che si rispettino, concludereste! Sì, in questo caso! Ma a quale prezzo?"
Ci sarebbe ancora tanto da discutere e raccontare sulla matofobia e ci sarebbero altre motivazioni da analizzare!
Noi però siamo qui per andare in un certo senso controcorrente, cari ragazzi
e per testimoniare con la nostra esperienza come la matematica possa risultare addirittura ...piacevole.
Ricordi Martina, quando, all'inizio dell'anno chiesi a chi di voi primini non piaceva la matematica? E tu timidamente ammettesti che ebbene sì non avevi proprio un rapporto che si potesse definire d'amore?
E ricordi ancora cosa ripondesti alla stessa domanda, dopo vari mesi? " Bè, prof. non so cosa sia successo, ma direi che quasi quasi questa matematica comincia a piacermi!"
E allora : "Abbasso la matofobia! A noi piace la matematica!"

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